Corpo a corpo con Petrolio è un progetto di lavoro e ricerca che, dal 31 ottobre 2025, presso la Biblioteca di Oltre l’Occidente, avrà come momento centrale un percorso di lettura collettiva delle pagine del romanzo postumo di Pasolini.
I punti/snodi del percorso saranno:
La lettura collettiva;
La discussione a seguire;
L’individuazione dei temi che la lettura avrà evidenziato;
La ricerca di materiali d’archivio e bibliografici presenti già in Biblioteca;
La disponibilità di approfondire individualmente, nel corso della settimana, i temi evidenziati e di darne un resoconto negli incontri successivi.
Ulteriori indicazioni relative ai singoli punti.
La lettura collettiva. Essa seguirà l’attuale disposizione, messa a punto secondo criteri filologici, pubblicata nelle edizioni Einaudi, Mondadori e Garzanti (quest’ultima, attualmente la più completa). Si sceglierà quindi, per una questione di comodità, una lettura progressiva (pur tenendo conto che il testo conservato era ancora a uno stadio progettuale), ma senza velleità di ortodossia: ove lo si riterrà necessario, infatti, si potrà concordare di saltare a pagine/appunti/capitoli situati in varie parti del testo; così come si potranno rileggere (in considerazione di nuove scoperte) pagine precedentemente già lette.
La discussione e i temi individuati. Questo punto richiede che le persone intervenute contribuiscano a sviscerare del testo i vari piani interpretativi. Se ne suggeriscono alcuni: il piano formale e stilistico; la dimensione storico sociale dell’epoca descritta e di quella in cui Pasolini scrive; i riferimenti culturali e mondani (ovvero di costume); le opere pasoliniane coeve, nonché gli interventi pubblici e le relazioni (di affinità o di scontro) intrattenute da Pasolini con gli altri intellettuali; gli aspetti psico-antropologici; la descrizione e la morfologia dei luoghi e dei territori rappresentati. Deve ritenersi imprescindibile inoltre il confronto con la realtà contemporanea, ovvero con le tracce che da Petrolio arrivano ai giorni nostri, verificando se e quante delle intuizioni/visioni di Pasolini abbiano trovato conferma oggi. Ma soprattutto qui entra in gioco:
La ricerca dei materiali d’archivio e bibliografici della Biblioteca di Oltre l’Occidente. Un filo nero lega le vicende degli anni Settanta anche e soprattutto con la Ciociaria, da Licio Gelli a Ciavardini. È il filo di quell’eversione dei principi democratici che si innesta (a dispetto dell’apparato conservatore e tradizionalista di cui vorrebbe farsi restauratrice) con la disgregazione delle culture e dei tessuti sociali a favore dell’integrazione omologante del capitale. Questo filo passa anche attraverso il corpo di Pasolini, quelle sue disiecta membra che il nostro progetto di lavoro e ricerca intende rimettere insieme, non per produrre una parvenza corporea mummificata buona per le commemorazioni e il merchandising, ma per ricostruire il primo di molti frammenti di un corpo collettivo, una forma di rinnovamento della partecipazione in vista di un altro modello di società.
Ecco perché la lettura dovrà portare (qui consiste tutto il dramma vero di tale impresa) a una nuova espressione individuale e collettiva di sé, quel sé occultato sotto la comoda coperta dell’omologazione e dei bisogni indotti. Questa espressione non potrà che essere in contraddizione con le imperanti forme di massificazione culturale pur usandone gli stessi strumenti: la scrittura, la drammaturgia e la performace teatrale, il cinema, la fotografia etc etc…
La lettura collettiva e critica di Petrolio, complessa e non finita opera postuma di Pier Paolo Pasolini, intende porre i partecipanti al centro di una sfida ermeneutica e politica. I lettori e le lettrici chiamate a raccolta presso la Biblioteca di Oltre l’Occidente, infatti, si troveranno a confrontarsi con quello che, nelle stesse intenzioni poetiche e programmatiche dell’autore, intendeva essere un’articolata e sofferta ipotesi di romanzo. Petrolio sembra infatti voler rompere il diaframma letterario, quello che nella lettera a Moravia dedicata al manoscritto viene definito il “gioco”, aspirando invece a una modalità di scrittura capace di superare (con uno slancio drammatico, perché pone a rischio il corpo, la vita del poeta) il romanzesco e l’artificio narrativo. Petrolio chiama in causa direttamente il lettore proprio perché espone il suo autore, spogliato delle sue abilità retoriche. Petrolio è una massa, un magma, una presenza di materiali, testimonianze, appunti, sogni, visioni: la sua coerenza sta nella sua eterogeneità, nella sfida al principio di non contraddizione. Petrolio ha per sfondo la società italiana tra gli anni Cinquanta e i Settanta, epoca della famosa mutazione antropologica, ma questo sfondo non è un semplice arredo d’ambiente: è il lampante enigma che urta i corpi dei suoi stessi protagonisti, è il lucido strazio di chi tiene ancora alla vita pur disperandola. È possibile che i segni di quel mutamento e di quella lotta siano ancora presenti sui nostri corpi e su quello della società attuale, supposto che la pasta vischiosa e plastica da cui il mondo è stato nel frattempo ricoperto abbia lasciato spazio ancora a contraddizioni realmente percepibili. Corpo a corpo con Petrolio, il progetto di lettura collettiva del gruppo di lavoro e ricerca di Oltre l’Occidente, è un tentativo di esplorazione di queste contraddizioni, dei segni vitali lasciati dalla scrittura pasoliniana e dalla sua Passione. Per queste ragioni abbiamo definito la nostra ricerca una sfida ermeneutica e politica.
Per partecipare agli incontri di lettura collettiva è strettamente indispensabile avere una copia del libro con sé, perché il corpo a corpo non può prescindere da un personale corpo a corpo con il libro, inteso come oggetto fisico, in modo tale che la propria copia, sebbene uguale alle altre, sia al contempo diversa giacché corredata di propri appunti, sottolineature, note che vivificano l’atto della lettura.
Ogni incontro prevede momenti di riflessione e di lettura ad alta voce di brani dell'opera.
La lettura ad alta voce non segue necessariamente l’ordine con il quale è stata organizzata l’opera nelle correnti edizioni: ogni lettore è libero di costruire personali percorsi di lettura in quanto ne è essenzialmente il protagonista.
Ognuno dei partecipanti alla lettura collettiva deve essere accompagnato dal proprio doppio. Chi rifugge, infatti, da un corpo a corpo innanzitutto con sé stesso, con la parte più oscura e contraddittoria di sé, non sarà in grado di comprendere appieno la lotta sempre aperta e mai pacificata che, in un processo ininterrotto di conoscenza, sottende all’opera del poeta.
Il corpo a corpo con Petrolio prevede momenti di confronto, analisi, riflessione. Non è necessario essere sempre tutti concordi. Non è obiettivo degli incontri celebrare il poeta, bensì metterne magari in questione la sua opera, così come egli ha d’altronde sempre fatto. Sono quindi auspicati momenti di scontro dialettico dovuti a letture e interpretazioni differenti.
La lettura collettiva, che sempre presuppone quella individuale, raccoglie da quest'ultima ulteriori suggerimenti e si nutre di questi: ognuno dei partecipanti approfondisce un aspetto, tema, e lo mette a disposizione degli altri nel tentativo di ampliare l’opera, che non comincia e non finisce, e di toccare più a fondo il corpo vivo del poeta che attraverso l’opera si è offerto completamente al lettore.
Obiettivo degli incontri non è trovare una sintesi o una definizione che meglio possa rinchiudere l’opera in un recinto, ma quello di andare a verificarne, una volta ancora, e a cinquant’anni dalla morte del poeta, la sua cogente attualità politca e ontologica.
Affinché il corpo a corpo con Petrolio si faccia tangibile, la lettura collettiva ha l’obiettivo finale di produrre, a sua volta, e servendosi di linguaggi diversi, qualcosa di “scritto”.
Il punto 10 è articolato soltanto dai gruppi di lettura obbediente, mentre ogni decalogo dei gruppi di lettura disobbediente si articola in nove punti.
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Le poesie ei testi in prosa che quell'ultimo Pasolini continua a scrivere comunicano semplicemente ciò che l'artista fa o intende fare, utilizzando la stessa lingua strumentale con cui si parla quotidianamente. Come succede nelle arti performative, anche qui l'oggetto estetico perde d'importanza, o meglio si fa immateriale, si concettualizza. L'oggetto materiale invece – quello che resterà e che potrà essere fruito, in questo caso il testo – è solo traccia, documento o anticipazione dichiarativa di ciò che l'artista ha fatto o farà. Ma di per sé questo oggetto è solo un residuo, che ha un significato e un valore perché rimanda al gesto dell'artista, non un oggetto estetico capace di significare «per virtù formale propria». Un'occhiata ai titoli più frequenti, spesso ripetuti con qualche variazione, che l'ultimo Pasolini dà ai suoi testi, ci dà un'ulteriore conferma di questa attitudine performativa. Pasolini sembra scrivere solo «comunicati all'ANSA», «progetti di opere future», «appunti» per opere da farsi, quasi voleva rendere chiaro, fin dal titolo, che quei testi non vogliono essere letti «come si legge un poeta»: vale a dire essi non richiedono che ci si disponga a quella particolare percezione che si suole chiamare «estetica», basata sull'apprezzamento delle qualità sensibili del testo, sul godimento dei suoi aspetti stilistici, formali, poiché ormai l'azione della poesia consiste in altro. Nell'Apologia che accompagna la poesia Il PCI ai giovani!!, del 1968, si legge:
Che cosa sono i «brutti versi» (come questi potenzialmente, de Il PCI ai giovani!!)? È fin troppo semplice: i brutti versi sono quelli che non bastano da soli a esprimere ciò che l'autore vuole esprimere.
E se i versi non bastano da soli, vorrà dire che essi hanno bisogno della parola diretta dell'autore («Nella presente e imperfetta condizione del mondo l'autore deve guidare il lettore», si legge in Petrolio), nonché della sua azione fuori da quei versi.
C'è dunque una distanza abissale che separa la prima idea di «poesia come azione» dall'ultima. A mutare è la natura stessa di quell'oggetto artistico che chiamiamo poesia. Se si pensa a quanto il primo Pasolini fosse dominato dall'ideologia della poesia nella sua forma più pura, più «novecentista», si potrebbe quasi dire che siamo qui in presenza di una «conversione a ritroso» - per usare l'espressione che Pasolini usò per spiegare il gesto finale di Medea -, di una «perdita della fede» nella poesia. In realtà, come vedremo meglio in seguito, ciò che Pasolini ha perso è solo la fede nella letteratura intesa come istituzione.
Interrogandomi
[…]
Vengo a sapere che io
(che solo attraverso la letteratura ho potuto essere poeta)
Non sono più un letterato.
L'ultimo Pasolini insomma non crede più che possa esservi «della poesia nella letteratura», vale a dire che si possa essere poeti stando nel recinto dell'estetico, accontentandosi di quell'ambigua autonomia formale di cui continua a farsi bello quel gioco convenzionale che è ormai diventata la letteratura. Quel recinto infatti «assimila» ogni alterità, trasformandola in «corpo proprio», anch'esso convenzionale – insomma in un'alterità finta. Se la poesia, intesa come arte della parola capace di farsi portatrice di punti di vista «altri» sul mondo, ha ancora qualche chance, è solo uscendo fuori da quel recinto, facendosi strumento dell'azione. La poesia (che dobbiamo, con Pasolini, tener distinta dalla letteratura) sop-porterà una storia «dilatazione». In quanto corpo (quasi organico) che fa tutt'uno col corpo del poeta (nel senso in cui una performance non può essere separata dalla persona dell'artista), essa può dilatarsi fino ad accogliere in sé un tale corpo estraneo. Non può invece tollerarla la letteratura, intesa come istituzione. Seguire il percorso di Pasolini dalle prime poesie friulane, agitate da una «estetica passione», alle ul-time opere sorrette invece dalle finalità pratiche, non estetiche, di una parola brutalmente performativa, significa capire come sia possibile tener fede all'arte della parola nella sua funzione «forte», pur negandone quell'autonomia formale che la rende oggetto estetico di per sé. Si tratta evidentemente di un percorso paradossale, ma che proprio attraverso il paradosso si guadagna la sua efficacia poetica. L'attitudine performativa è come un esplosivo che Pasolini piazza dentro il recinto deputato alla poesia e da cui la poesia viene soffocata. Ed è appunto in tale attitudine performativa che occorrerà cercare la «pratica del sacro» da parte dell'ultimo Pasolini - la sua paradossale «tecnica religiosa».
• Comunicato all'ANSA è il titolo, ripetuto con qualche variazione, di cinque poesie comprese in Trasumanar e organizzar. Ma un'occhiata all'indice della raccolta ci rivela chiaramente l'intenzione di Pasolini di esibire, fin dai titoli, che spesso indicano il tipo di azione che si fa parlando, il carattere performativo della scrittura: ad esempio: «Richiesta di lavoro», «Proposito di scrivere una poesia…», «Propositi di leggerezza», «Versi del testamento», «Appunti per un'arringa senza senso». Quanto ai progetti per opere future e agli «appunti» per opere «da farsi», i titoli che contengono queste parole quasi non si contano nell'ultima produzione di Pasolini. Ne riparleremo nel prossimo capitolo. [Ti ho raccontato questa cosa / in uno stile non poetico / perché tu non mi leggessi come si legge un poeta (Poeta delle ceneri, in Bestemmia cit.. vol. 2, p. 2070)].
• Il testo così si conclude: «ho fatto solo un rozzo fascio di tutti i campi semantici, rimpiangendo addirittura di non essere anche pragmatico, cioè di abbracciare anche i campi semantici che sono sede delle comunicazioni non lin-guistiche… presenza fisica e azione» (in Bestemmia cit., vol. 2, pp. 1859 e 1862). [Frase che Pasolini dice di riprendere da Pound (Petrolio cit., p. 182)].
• Come è stato notato da molti, l'idea del friulano come «nuovo volgare illustre è vicina agli esiti delle più raffinate correnti del decadentismo europeo, tese a parlare con una lingua inedita o recuperata, il linguaggio riposto della natura e dell'anima (cfr. E. Liccioli, La scena della parola, Le lettere, Firenze 1997, pp. 319 e passim). Del resto, come notava Contini, è un «distacco dalla norma» che Pasolini istituisce con il dialetto friulano: «un dialetto non canonico, e nella sua iperbole portato addirittura a esperimenti di variazioni locali […] qualcosa come un'Internazionale felibristica» (Cfr. G. Contini, Testimonianza per PP Pasolini cit., p. 392).
• Pasolini si riferisce al finale ritorno di Medea nell'universo arcaico, religioso, dei sacrifici umani, dopo essere stata per lunghi anni «integrata» nel mondo razionale e pragmatico di Giasone. Uccidere i propri figli è dunque per lei «una specie di conversione a ritroso». E Pasolini aggiunge: «Immagini che San Paolo fosse credente nel momento in cui precipitò da cavallo, e il trauma gli avesse fatto perdere la fede. Medea è vittima della stessa “folgorazione”» (Il sogno del centauro cit., p. 104). [Poeta delle ceneri, in Bestemmia cit., vol. 2, pag. 2073].
· Secondo Zanzotto, l'angelo di Teorema è Rimbaud, il poeta (Teorema, in Aure e disincanti cit.). Ma aggiungerei io un poeta che non fa più versi subli-mi, musicali (poesia del distacco dalle cose, autonoma, azione essa stessa in quanto musica), ma che agisce nel mondo, affidandosi al linguaggio del corpo, cioè a «quel Sistema semiologico che è il sesso (cfr. Il sogno del centauro cit., p. 89 e passim).
· Le ceneri di Gramsci, in Bestemmia cit., vol. 1, pag. 228. Cfr. infra, pag. 186, nota 22.
· Il nesso tra «azione» e sfera del sacro è del resto instaurato da Pasolini stesso in molti suoi scritti. Ad esempio, parlando di San Paolo: <vado scoprendo sempre più […], man mano che studio i mistici, che l'altra faccia del misticismo è proprio il “fare”, l' “agire”, l'azione» (Il sogno del centauro cit., p. 66). Lo stesso titolo Trasumanar e organizzar – dichiara Pasolini rimanda al fatto che <<l'altra faccia della “trasumanizzazione” […], ossia dell'ascesa spirituale, è pro-prio l'organizzazione. Nel caso di San Paolo, l'altra faccia della santità, del rapi mento al “terzo cielo”, è l'organizzazione della Chiesa. Ci sarebbe molto da dire sui popoli che, secondo noi, interagire solo al livello pratico, pragmatico; sono sem-pre ascetici e profondamente religiosi» (ibid.). Cfr. anche Fare e pensare [1969], in Il caos, a cura di GC Ferretti, Editori Riuniti, Roma 1979, pp. 229-31.
· Pasolini usa quest'espressione a proposito del suicidio di Jan Palach (Praga: una atroce libertà [1969], ibid., p. 129).







